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CHI SONO

Sono cresciuta (non troppo) in una strada isolata di campagna, tra gli ulivi e i gatti. Ero certa di possedere anche un velociraptor e un giorno mio nonno mi regalò una capra. Ma può essere che sia stato tutto un effetto del vino buono della mia terra, il Primitivo.

Ho passato buona parte dell’infanzia tra la polvere dei libri, quelli in cima e in fondo ai vecchi scaffali della nonna, quelli abbandonati, quelli le cui pagine mi graffiavano sempre le dita. L’abitudine non è cambiata, anzi, si è trasformata in deformazione professionale, almeno fino a quando ho lavorato tra biblioteche e librerie.

Dopo ogni lettura me ne stavo tra me e me ad osservare il mondo che avevo intorno. Dicevano fossi triste e malinconica, ma sarebbe stato più esatto dire “nostalgica”. Ed era vero, sentivo spesso la mancanza di tutte quelle storie lette e vissute, storie che erano un po’ come un ritorno a casa. E la mia libreria personale la considero un po’ così: un grosso condominio di storie, dove spesso gli inquilini urlano fra loro, si divertono, si innamorano. Adoro le strane coppie, soprattutto quelle letterarie.

La mia laurea in Lettere mi permette di fare la prof, di tanto in tanto. Sono una di quelle precarie che insegnano come non sentirsi precari affatto, grazie alla letteratura. L’unico problema è che i bidelli spesso mi urlano di entrare in classe perché mi confondono per una studentessa. 

Il mio elisir di eterna giovinezza è un segreto che imparo a Giffoni ogni anno. Con Giffoni Academy ho studiato sceneggiatura e regia. Il mio primo cortometraggio, “L’uomo che cuce il tempo” (2013), che ho (co)scritto e (co)diretto con Ezio Azzollini, ha vinto anche due premi alla sceneggiatura e mi ha permesso di girovagare un po’ qua e là grazie alle selezioni e ai riconoscimenti in festival internazionali, tra cui la sognatissima Grande Mela.

Come lettrice ho un grande difetto, non sono mai riuscita a scegliere un genere preferito, anzi odio la parola genere. E la odio per un motivo preciso: categorizza troppo le cose, e le categorie, a mio avviso, separano le idee. E le idee, come gli ideali, devono passare oltre ogni tipo di scissione.

Quando avevo 7 anni volevo fare la scrittrice, come Jo. Di lei adoravo tre cose: il coraggio, la fantasia e il suo nome da uomo. Per questo mi faccio chiamare Lou.

I miei racconti sono stati pubblicati su:


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