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I DIFETTI FONDAMENTALI, 14 motivi per (lasciarsi) “stregare”

Che siano scrittori o no, come direbbe il folle alla fine del libro, di certo esistono quattordici tipologie di “difetti fondamentali” che appartengono alla categoria degli uomini di lettere, o degli uomini in generale, esseri umani dotati di qualsivoglia ambizione, aspirazione, disillusione. O amore, sintetizzando.

I quattordici racconti contenuti in questa sorprendente raccolta di Luca Ricci, edita da Rizzoli per la collana “la Scala”, hanno per protagonisti tredici uomini e una donna alle prese con la scrittura: scrittori affermati, studenti di lettere, scrittori falliti, aspiranti, o come li definisce l’autore (nei titoli stessi) : rifiutati, invidiosi, stregati, manieristi, solitari, canonizzati, folli.

Chiunque abbia qualche vezzo di scrittura (vizietto, sana abitudine, difettuccio caratteriale, desiderio infantile, passione morbosa, onanismo esistenziale) non potrà che riconoscere se stesso in ognuna di queste storie. Ma non solo, sono difetti fondamentali, quasi fondamentalisti, perché identificheranno un po’ chiunque passerà del tempo a leggere questo libro, chiunque si lascerà sedurre. Per due motivi molto semplici:

1) sono difetti riconducibili alla vanità e all’umiltà insite in ogni tipologia di desiderio umano

2) diciamolo pure: un po’ tutti quelli che amano i libri (chi non ama leggere non sta leggendo nemmeno questo articolo) ha voluto anche solo per un secondo scrivere qualcosa nella vita (sulla vita, per la vita, contro la vita, dalla vita in giù).

Perciò qualunque lettore capirà bene che significa essere (segue l’ordine dei racconti così come sono contenuti nella raccolta):

– un “rothiano  che non crede che “il destino di un uomo fosse mettere su famiglia” , o come direbbe un suo studente: “La giovinezza è fatta per essere sprecata: forse anche per questa ragione avevo scelto la facoltà di Lettere”;

– un “rifiutato” che tenta di capire se il proprio manoscritto sia stato letto dalla casa editrice (o un editor che dà per scontato che lo stalking subito sia il frutto di un’impazienza ai limiti della tracotanza);

– un “adultero” nei confronti della propria storia, una storia che manca, un racconto nel racconto che finisce col matrimonio;

– un “affittacamere”, come tutti i grandi sognatori disillusi e disoccupati che affittano a mo’ di beb le stanze una volta private della propria infanzia;

– uno “scomparso”, che si nasconde, fingendo la sua morte, per non guardare in faccia il resoconto della sua “scrittura”;

– un “invidioso”, che vive nel complesso di superiorità/inferiorità, sperando sempre che il libro dell’amico vada male;

– un “eccitato”, che non si eccita più così facilmente, magari solo con ciò che è celato, forse perché ne ha viste troppe;

– uno “stregato”, dove la letteratura è il racconto fantastico e infantile di un adulto, forse allucinato;

– un “suggestionabile”, (potremmo osare kafkiano) preda del suo contesto fino ad una metamorfosi in donna, graduale come la presa di coscienza di non appartenere al mondo che frequenta, ma forse neppure a “quell’altro”, quanto meno senza la dovuta dose di sacrificio;

– un “manierista”, perché l’intellettuale ha un po’ cambiato mestiere;

– un “solitario” che oscura le finestre perché per scrivere “non deve stare a guardare sempre giù in strada ma neanche dentro di sé. Deve buttare un occhio sul pianerottolo” (e sul pianerottolo ci sta sua moglie che continua a bussare);

– una “canonizzata”, che vale solo quanto conta “il prestigio di chi parla”, e che forse il canone di oggi è più il risultato di una roulette russa (anzi, romana);

– un “velleitario”, che aspira al premio Nobel prima ancora di essere andato oltre i primi tre capitoli scritti, e ne soffre come chi soffre di quella vanità simile alla ruota isterica di un pavone per cui essere pietosi premendo un grilletto;

– un “folle”, che si impoverisce comprando libri antichi, fino a dormire sotto i ponti, come quando la letteratura si mischia alla miseria, quella che arriva quando non si conosce più la differenza tra le due “specie di scrittori. Quelli che lo sono, e quelli che non lo sono”.

L’aspirazione è forse il difetto fondamentale dell’essere umano, da sempre. Aspirazione che è uguale a qualunque forma di amore, quel rapporto tra chi possiede e chi è posseduto, tra chi dirige il gioco e chi si lascia soggiogare, che è un po’ il rapporto erotico tra uno scrittore e il suo lettore, un gioco di potere.

Questo difetto, questo qualcosa che manca, questa ricerca, fa di ogni singolo racconto la porta per aprirsi al successivo. Irrimediabilmente sedotti, è impossibile non continuare a leggere con la stessa motivazione di quando ci apprestiamo a terminare un romanzo. E chissà se, finalmente, un libro di racconti stregherà qualche terrazza, quest’anno. Di motivi ce ne sarebbero almeno quattordici.

lp



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